E’ come essere nella radura di un bosco, fine autunno, le foglie sono già cadute quasi tutte, il cielo è grigio e sullo sfondo vedo stagliarsi montagne innevate. Questo è il mio appuntamento, quello con me stessa e con ciò che mi circonda, sensazioni, emozioni, nebbia, nebbia dappertutto. Ed è anche l’appuntamento dei Virgo, che ci propongono dieci brani tutti da scoprire, che emergono lentamente, ci vuole del tempo per farli entrare nelle nostre corde.
Il disco si apre con “Non ti sogno più”: chitarra cupa e distorsioni iniziali che vanno ad abbracciare una batteria piena ed una voce ovattata, quasi sussurrata fino ad uscire completamente allo scoperto. L’atmosfera sommessa continua con “Il tempo della memoria”, mi vesto di alba e cammino sulle foglie secche, a piedi nudi, sul tappeto musicale inizialmente calmo, come fosse nascosto per poi esplodere da lontano con un sound secco e deciso, come se una folata di vento avesse spazzato via tutte quelle foglie. Con “Tre” mi trovo a scappare veloce, ché qualcuno mi sta inseguendo e devo fare in fretta, giri di chitarra concitati e la batteria che martella ininterrottamente, dando il giusto ritmo alle mie gambe che scattano in preda al panico e brevi rallentamenti in cui posso guardarmi un attimo indietro, per vedere chi c'è. La title track è un momento riflessivo, sono in cima alla montagna, la nebbia sotto di me e mi ritrovo faccia a faccia con ciò che sono, con un misto di ansia e paura. “Una storia vivente” è puro rock, rabbia nel cantato e suoni galoppanti, mentre “La stanza dei colori” è quiete, chitarra e voce che aprono uno spazio immenso davanti a me, coda finale quasi psichedelica. La fine di questa giornata è di “If it’s love”, l’unico episodio in inglese, forsennato come un lampo che squarcia il cielo e in un attimo è iniziato a diluviare, tira forte il vento, senza darmi tregua; il brano sembra rappresentare l’apice del disco, benchè siamo ormai giunti alla fine, sarà per la carica che dà e speri quasi non sia finito qui.
Con “L’appuntamento”, i Virgo sono riusciti a dosare bene brani più vigorosi e nervosi a brani più distesi ed emotivi; il sentimento che a tratti emerge è rabbia, voglia di gridare e farsi sentire fino in fondo alla valle, ritmi stoner e pezzi che affondano le loro radici nel rock.
I ragazzi hanno tecnica ed anche buone idee e non c’è bisogno di essere amanti del genere per apprezzare questo lavoro, basta sedersi da qualche parte, da soli, premere play e farsi trascinare in un turbine di emozioni contrastanti e scure. Enjoy.

L’errore più comune e forse più banale che si può fare ascoltando per la prima volta un qualsiasi gruppo, è forse quello di andare subito alla ricerca di un riferimento, sperando di potersene uscire con “…somigliano a…”. Ascoltate i Virgo. Non ci riuscirete. La sensazione è quella di essere Dorothy davanti alla strada di mattoni gialli e sapere che, per non perdersi, bisogna fare attenzione ad ogni particolare, ogni indizio, ogni piccola sfumatura che sia necessaria non solo al nostro orientamento ma anche alla totalità della nostra esperienza. Ascoltare i Virgo è qualcosa che impegna tutti i sensi e che porta in un territorio inesplorato, come se volessero raccontarci tutto quello che non vorremmo poterci dire, come se ci nascondessimo qualcosa, per paura. I Virgo sono tutto ciò che serve ad una rock band, ma con qualcosa in più. C’è la distorsione ed il suono che scava nel tempo e rimane attuale, c’è la costruzione e la struttura dei pezzi, c’è la voce che scalda e graffia a piacimento dipingendo itinerari e planando in maniera prodigiosa sulle melodie; in più c’è non soltanto la voglia di dire qualcosa, ma l’esigenza di doverlo fare. In un mondo messo in ginocchio dalla banalità e dalla superficialità, i Virgo ci rincuorano e ci fanno vedere che, per fortuna, c’è ancora qualcuno che ha qualcosa da dire in modo unico e personale. Ascoltateli. Se poi avrò torto sarete autorizzati a dirmelo ma dovrete convincermi del contrario. I Virgo sono una boccata d’aria un sorriso sincero e un ennesimo segnale dello stato di salute della vera musica italiana. (Matteo Bellotto)


