Virgo. Bel nome per una band. Scelta azzeccatissima, dal momento che è diretto, brillante e facile da ricordare. Ho sempre ritenuto fondamentale la scelta del nome, importante tanto quanto la musica racchiusa all'interno di esso.
La band vicentina, quindi, si presenta bene e si fa conoscere ancora meglio. Lo fa attraverso un ottimo rock potente e delicato, rinforzato da una prestazione vocale sopra le righe e da un lavoro di chitarre che incarna alla perfezione il sound da esse creato.
Per non esser da meno, anche i testi risultano divinamente semplici, senza mai trasformarsi in qualcosa di forzato, atto solo a raggiungere a tutti costi l'originalità.
L'Appuntamento dei (e con i) Virgo necessita di più ascolti per esser pienamente apprezzato. Non fa parte di quella categoria di album che ti esplodono dentro all'istante, assomiglia più ad un filtro magico che, una volta inalato, ha bisogno di tempo per fare il suo reale effetto.
Effetto che inizia a farsi strada dentro di noi con Non Ti Sogno Più, traccia di apertura dell'album. Sognante (per l'appunto) e marziale, dove la batteria comanda insieme ad un cantato ispiratissimo. Una specie di film onirico che si fa fatica a comprendere, ma che colpisce duro ed esalta al risveglio. Un risveglio che continua leggero e delicato con esplosioni rock improvvise attraverso Il Tempo Della Memoria, ennesima canzone che, come se ce ne fosse bisogno, ci convince nuovamente delle doti vocali del cantante.
Esplosioni rock dicevamo, esplosioni che ci colpiscono con un groove fulminante, la dote principale di Tre, canzone travolgente e incontenibile che in tre semplici minuti ci fa desiderare di avere il potere di poter varare una legge che obblighi all'innalzamento arrogante del volume. Non è ancora finita con il groove e ce lo dimostra Porto Franco, canzone che mi ha riportato con la mente ai Litfiba del periodo Terremoto.
E arriviamo alla title track dell'album, un appuntamento semplicemente delizioso vestito di una elegante tristezza positiva, come il ricordo di una giornata passata in felicità che vorremmo poter rivivere ancora.
Una Storia Vivente ci riprende per mano e ci trascina con forza nuovamente in quel regno rock dove il groove e l'adrenalina elettrica creata dalle chitarre schiavizzano il nostro senso del ritmo costantemente affamato.Repeat obbligatorio.
Continua la schiavitù ritmica grazie a Uomo Celibe, pur concedendoci un po' più di tregua. È un ritmo quasi da ballare quello della canzone numero sette, un ritmo quasi ipnotico, quasi stoner, che renderebbe orgogliose band come i Monster Magnet e i Kyuss più groovy.
Ispirata e sognante la voce del frontman ci accompagna per mano all'interno della Stanza Dei Colori, ballata potente, vestita di una grinta maestosa che riscalda la nostra voglia di viaggi mentali prima di coricarci.
Non è ancora arrivato però il momento di riposare, perché Via Salomone ci risveglia dal torpore sognante della ballata precedente: penultima traccia del nostro appuntamento con i Virgo che mi ha riportato con i ricordi aiFoo Fighters di Everlong. Paragoni azzardati, ribatterà qualcuno. Paragoni meritati, risponderò io. Paragoni che mi sento di dover fare anche con la canzone che chiude questo bellissimo Appuntamento: If It's Love.
Totalmente in inglese e totalmente super rock il nostro incontro con i Virgo si conclude con un mix tra i sopra citati Foo Fighters e i Soundgarden di Superunknown, dimostrando a suon di riff che la band vicentina ha dei limiti di miglioramento vastissimi che potrebbero portarli a scalare le vette dei gusti personali di moltissimi appassionati di musica.
Ce ne fossero tutti i giorni di appuntamenti così.
Video de L’Appuntamento: http://www.youtube.com/watch?v=6PqzgCo3m-c
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